Mamma, papà, cosa sono i bisessuali? Se, come e quando fare Coming Out con i propri figli (guida semiseria)

Quand’è che una domanda come quella nel titolo è considerata realistica all’interno di un nucleo familiare ad orientamento misto o meno? Quando la parolina “bisessuale” è già arrivata all’orecchio dei nostri figli in qualche modo. Nella migliore delle ipotesi da noi o dai nostri amici.

Però, ammettiamolo, non è sempre così. Non in tutti i MoM (matrimoni ad orientamento misto) e in tutte le famiglie si parla con leggerezza e normalità di certi argomenti “delicati”. Si dovrebbe, lo sappiamo, e se siamo qui è perché ci auguriamo che le nuove generazioni siano già abituate a parlare di queste tematiche con molta più naturalezza (ma dobbiamo essere noi ad abituarle, ricordiamocelo!), ma non ci siamo ancora arrivati. E allora: rimbocchiamoci le maniche e scopriamo, con un sorriso,  se, come e quando fare CO con i nostri figli.

La situazione migliore, che è quella che vivo io sia come madre che come educatrice, è abituare i nostri figli a certe tematiche sin da subito. E il modo migliore, oltre a circondarsi di persone super fighe, è leggere insieme (se vi va, scrivetemi nei commenti i vostri libri LGBTQ+ preferiti per bambini e ragazzi!). Se cominciate ad introdurre certi concetti sin da subito, vedrete che non dovrete neanche farlo questo benedetto CO perché la notizia “figliolo, sono bisessuale” sarà molto meno scioccante di “figliolo Babbo Natale non esiste e sì i broccoli hanno sempre fatto schifo anche a me” (sì lo so che Babbo Natale esiste! Era solo per fare un esempio).

Vediamo adesso i molti e molti casi in cui questa “situazione migliore” è molto improbabile o che necessita comunque di una lunga pre-riflessione e, a volte, di aiuto dall’esterno.

Prima di vedere il “come” fare CO con i propri figli, vediamo il “se”. Nessuno deve sentirsi obbligato a farlo. I vantaggi per sé e per gli altri (soprattutto in famiglia) sono tanti, MA nessuno deve sentirsi costretto a farlo né permettere ad altri di fare pressioni in questo senso. Se qualcuno vi dice “dovete farlo per forza!” vi do io il permesso di sferrare un calcio rotante alla Chuck Norris sulla parte anatomica che preferite. CO si fa quando si è sicuri di “sopravvivere”, quando siamo pronti ad affrontare le conseguenze e siamo pronti a farlo insieme. Se ci sono i figli diventa molto più difficile prendere questo momento, che dovrebbe essere meraviglioso e liberatorio, sotto gamba.

Cosa fare in questo caso? Pensateci, riflettete, parlatene con il vostro partner se siete “out” con lui/lei (e se non lo siete temo che prima di fare CO con i propri figli sia necessario valutare se farlo con lui/lei), parlatene con un esperto, un terapista specializzato in LGBTQ, un gruppo di ascolto. Valutate bene e, se non siete sicuri, non fatelo. Aspettate che i vostri figli siano grandi e cresceteli come cittadini del mondo: loro capiranno.

Una volta superata la fase “se” e deciso di farlo, passiamo al “come”. Come accennavo prima, il come dipende molto dal “quando”. Se educate subito i vostri bimbi a certe tematiche vedrete che sarà una procedura indolore in qualsiasi momento decidiate di farlo; se invece decidete di aspettare (perché voi per primi avete preso coscienza di voi stessi più tardi o perché, per qualsiasi giustissimo motivo, avete voluto aspettare) si aprono diversi scenari.

Se siete in una relazione monogama (con partner dello stesso sesso o sesso opposto) e i vostri figli sono abbastanza grandi da capire, una conversazione “cuore a cuore” potrebbe essere la soluzione migliore. Contrariamente ai piccolissimi, i bambini e i ragazzi più grandi hanno bisogno di spiegazioni più approfondite e “buttarla lì” potrebbe non bastare e lasciare quel retrogusto di ansia e incomprensione che non fa bene a nessuno. Parlatene sinceramente, meglio se insieme al vostro partner, e rassicurateli sul fatto che non cambia nulla tra voi e il loro papà o la loro mamma: vi amate tanto e amate tantissimo loro e la vostra famiglia. E spiegate cos’ è la bisessualità. Niente convegni e tavole rotonde, solo una breve conversazione tra un sorriso e l’altro e una buona tazza di tè (scusate, dovevo metterci dentro il tè perché l’adoro!).

Se siete separati/divorziati vi consiglio di farlo prima di intraprendere una nuova relazione, soprattutto se con una persona di sesso diverso rispetto al genitore dei vostri figli. Metterli di fronte al fatto compiuto non è mai una buona idea. Anche in questo caso decidere se avere una conversazione vera e propria o “accennarlo” mentre parlate del prezzo assurdo dei popcorn al cinema dipende dall’età dei vostri figli e dall’approccio che decidete di avere.

In una circostanza del genere però mi sento anche in dovere di mettere da parte il tono scanzonato del post per precisare alcune cose importanti. In una situazione come la separazione e le fasi iniziali del divorzio scegliere se fare o meno CO con i propri figli è una decisione che potrebbe non dipendere più solo da noi e dalla nostra voglia o meno di farlo. Lo scenario migliore vorrebbe che il nostro orientamento sessuale sia già ben chiaro al nostro ex partner e che non sia quello il motivo della separazione, ma non sempre è così. Spesso una notizia del genere può fare da leva e spostare l’ago della bilancia soprattuto se i rapporti con l’ex coniuge non sono dei migliori e se è in ballo l’affidamento dei figli. E’ chiaro quindi che questa scelta vada ben ponderata insieme all’ex partner se possibile, al nuovo, se presente, e ai propri consulenti. Nel nostro paese esistono delle associazioni che si occupano proprio di situazioni di questo genere con reti di supporto adeguate.

Tornando ad un tono più leggero: vi sentite rassicurati dopo aver letto questo post? O l’idea di fare CO con i vostri figli non vi aveva mai sfiorato e ora, per colpa mia, vi è entrata nel cervello e non dormirete per giorni e giorni fino a quando non vi deciderete a farlo? Bene, missione compiuta allora.

Aspettiamo i vostri commenti, le vostre mail, le vostre esperienze e i vostri consigli!

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