6 modi per includere le persone bisessuali al Pride

Il periodo dell’Onda Pride è uno dei momenti dell’anno che preferisco; andare al Pride (o a più Pride) insieme ad altre persone queer mi lascia sempre una grande energia addosso ma allo stesso tempo è il periodo in cui la bifobia e la bi cancellazione si fanno notare un po’ di più.

La mancanza di spazi specifici per le persone bisessuali agli eventi, il sentir dire “Gay Pride”, mettono in luce problemi già ben noti alle persone b+. Rendere l’Onda Pride più inclusiva per le persone b+ è possibile e Allure ha pubblicato un articolo interessante che affronta questa tematica rivolgendosi a chi organizza gli eventi del Pride e a chi vi partecipa.

Parleremo quindi principalmente di come la comunità queer accoglie le persone b+ al Pride, fermo restando che con questo non voglio attribuire la responsabilità della bifobia e della bi cancellazione alla realtà queer. Penso però sia necessario individuare in che modo la comunità LGBTQAI+ replica dinamiche di oppressione sociale già esistenti e quanto questo sia dannoso.

 

Traduzione di Ste; revisione di Anna

Link all’articolo originale

“La maggior parte delle persone che partecipa al Pride non va all’evento per infastidire le persone bisessuali ma molte persone bi non si sentono particolarmente benvenute al Pride.
Sentono che non possono esprimere liberamente di essere bisessuali senza essere oggetto di domande inopportune o commenti dispregiativi.
Per esempio alcune persone pensano che la bisessualità sia solo una fase o fanno domande sulle esperienze sessuali e questo non va bene.

Negli ultimi anni la comunità LGBTQAI+ ha spinto verso una inclusività sempre più forte, per esempio aggiungendo più lettere all’acronimo, nella speranza di includere tutt* coloro che non si sentono rappresentat* dalle quattro lettere che si usavano prima.

Nei Pride di tutto il mondo, tuttavia, l’acronimo sembra ancora essere sinonimo di “gay” e a meno che qualcosa non venga esplicitamente dichiarato per bisessuali (o trans [o non binary o asex o intersex n.d.r.]), affermando quindi che l’evento, i carri, gli stand sono per persone bi, si dà per scontato che siano gay (e cis).

Allure ha contattato attivisti della comunità b+ per capire in che modo chi organizza i Pride e chi vi partecipa possa essere più inclusivo verso le persone bi durante questi eventi.

1. Non chiamarlo “Gay Pride”

Le parole fanno la differenza. Chiunque abbia detto “i bastoni e le pietre possono rompermi le ossa ma le parole non mi feriranno mai” era fuori strada.
Una cosa importante che tutt* possono fare è smettere di chiamare il Pride “Gay Pride” e semplicemente chiamare l’evento “Pride” [Onda Pride in Italia n.d.r.]. Se vuoi aggiungere qualcosa prima di Pride puoi chiamarlo “Queer Pride” così fai capire di stare parlando di una realtà queer e non dei 7 peccati capitali. E’ un cambiamento piccolo ma con conseguenze importanti che può far sentire incluse persone di vari orientamenti e generi.

2. Impara la storia queer

A differenza di quanto raccontato nel film “Stonewall” del 2015, le rivolte di Stonewall sono state iniziate da persone bisessuali, trans, non binarie e di colore. E’ importante sapere la tua storia queer per ricordare le persone bi che sono sempre state in prima linea per la liberazione queer e che si sono battute per i diritti di tutti i membri della comunità LGBTQAI+.

Sara Ramirez, attrice, cantante e attivista ha detto ad Allure:

“potrei darti una lista di comportamenti che aiutano la comunità b+ a sentirsi benvenuta, vista, nominata ma la verità è che adesso abbiamo bisogno di guarigione e solidarietà. Non penso che possiamo permetterci di comportarci male gli uni con gli altri. Non che ce lo siamo mai potuti permettere prima. Un buon punto di partenza è accettare che il Pride sia un luogo per tutta la comunità LGBTQAI+.

Se non puoi accettarlo allora stai a casa. Se puoi accettare questa cosa e rispettarla allora unisciti al divertimento che tutti, comunità b+ inclusa, avranno.

Inoltre non dimenticare che le persone b+ sono cis, trans, non binarie. Non modificare la realtà. Brenda Howard, icona b+ ha inventato il Pride. Sylvia Rivera icona b+ e trans ha lottato per i diritti delle nostre persone più vulnerabili in strada. Andrea Jenkins ha fatto la storia l’anno scorso diventando la prima donna nera, b+ e apertamente trans eletta a cariche pubbliche. Siamo sempre stati qui e non andiamo da nessuna parte. Siamo qui per rimanere. Abituati. Impara la storia queer!”

3. Crea spazi specifici per le persone b+ al Pride

Rio Veradonir, l’assistente al direttore di “American Institute of Bisexuality” [che lo scorso anno ha rilasciato un’intervista esclusiva per la nostra rubrica BFamily n.d.r],  ha detto che sarebbe di aiuto se “gli organizzatori del Pride dessero spazio gratuito e visibilità alla comunità. Il Pride di L.A. l’ha fatto per la comunità trans più volte.”
Questo potrebbe non sorprendere ma le organizzazioni bisessuali non hanno molti soldi. Infatti secondo il 40esimo Report Annuale dei Fondi LGBT [negli Stati Uniti n.d.r.], che ha tracciato i finanziamenti alle organizzazioni LGBT tra il 1970 e il 2010, le organizzazione gay e lesbiche hanno ricevuto 487$ milioni di fondi; le organizzazione trans 16$ milioni; le organizzazioni bisessuali un mero 84000$ negli stessi 40 anni.
Sia la comunità bisessuale che la comunità trans si meritano più fondi di quelli ricevuti. Inoltre Veradonir ha sottolineato che “molti degli spazi gratuiti sono stati dati alle organizzazioni trans per gestirsi e mettersi in contatto con i partecipanti. Mentre la nostra organizzazione “amBi” ha dovuto spendere una fortuna per i suoi stand.” Dicendola in modo più semplice, più stand significherebbe più visibilità e inclusione.

4. Rendi gli spazi LGBTQAI+ più inclusivi per tutte le persone nell’acronimo

Il bisogno di spazi specifici per le persone b+ è spiegato chiaramente da Veradonir: “a meno che un evento del Pride o uno stand non sia esplicitamente dichiarato come una realtà b+, i partecipanti tendono a dare per scontato che sia gay.” Questo perchè, secondo lui, chi organizza l’evento dovrebbe chiarire nelle comunicazioni che le persone b+ sono incluse in ogni fase, inclusi gli stand, i carri, gli eventi.

“Se sei bi anche solo essere visibile significa affrontare e mettere in discussione la bifobia, i miti e gli stereotipi”. “

Se si facesse questo i Pride sembrerebbero meno ostili (verso le persone bi), conclude Veradonir.
“Chi è a capo dell’organizzazione dei Pride deve fare un passo avanti e far sentire le persone bi+ benvenute a livello sistematico.”

Questo vale per tutte le persone che sono LGBTQAI+: sei benvenut* al Pride ed è così che dovresti sentirti.

5. Conosci i partecipanti

Imparare a conoscere altri membri della tua comunità può essere un grosso step quando si tratta di sentirsi benvenuti. ”A parte il non presupporre l’orientamento o il genere di una persona, penso che una cosa importante da fare sia conoscere le persone” dice Talia Squires, editore capo di bisexual.org. “So che il Pride è una grande festa e che è fantastico, ma lo è anche preoccuparsi di conoscere le persone e le loro storie.”
Spesso membri della comunità queer si autosegregano a livello sociale. Uomini gay escono con altri uomini gay, le persone bi stanno tra di loro e così fanno anche le comunità lesbica e trans. “Il pride è una grande opportunità perchè puoi uscire dal tuo giro ordinario di persone ed esporti a gruppi LGBTQAI+ diversi” dice Squires.

6. Se sei bi o pan, sii visibile

Oltre a tutte le cose che i partecipanti e gli organizzatori possono fare per rendere il Pride più inclusivo per le persone b+, c’è qualcosa che anche noi possiamo fare. Essere visibili. “Be visible” dice Lorien Hunter, editore capo del giornale digitale Queer Majority, in uscita a breve. “Se sei bi, sii visibile, anche solo la visibilità è un mezzo potente per mettere in discussione la bifobia, i miti e gli stereotipi. La verità è che siamo già ovunque, ma in molti casi le persone non sono consapevoli della nostra presenza. Se sei in una posizione per essere out e visibile [in tutta sicurezza n.d.r.], per favore fallo. Spesso questa decisione aiuta altre persone a fare lo stesso.”

Ultima cosa ma non per importanza: non deriderci. Questa è una richiesta abbastanza basilare”.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.