L’arcobaleno VERO non è una bandiera

Durante l’ultimo acquazzone di questi giorni mi è capitato di vedere un arcobaleno. Guardo gli arcobaleni sempre con meraviglia più che altro perché la fisica non l’ho mai capita.
Dal momento che su facebook è venuta meno la rainbow reaction del mese pride… OMMIODDDDDIO, COME FAREMO… ho voluto dedicare questo articolo all’arcobaleno, anzi alle SFUMATURE.

Tutto è nato perché stavo guardando quella volta colorata e riflettendo sul fatto che lo spettro di colori non è diviso a striscioni diversi tutti cuciti assieme (quasi obbligati a star vicini) come nella “nostra” bandiera che per un mese l’anno ci vede tutti (o quasi) militanti per i nostri diritti e negli altri undici mesi ognuno di noi la difende, come nel gioco dei marines, dalle altre squadre (gay vs bi, lesbiche vs gay, bi vs poli etc…)

Credo sia una bella metafora per quello che ogni tanto penso della comunità LGBT+. Le minoranze sessuali sono teoricamente unite nella battaglia per i diritti che sono sempre stati appannaggio solo degli eterosessuali ma in realtà ogni gruppo è spesso pronto a difendere il proprio orto come se gli altri non fossero davvero degni dell’arcobaleno.

Ma quello su cui in realtà riflettevo è che il confine tra le minoranze non è sempre netto e questo è un valore che dovremmo rivalutare. Il fatto che la transessualità si intersechi con l’omosessualità, ad esempio in quelle persone MTF (e uso volontariamente “persone” perché prima dell’identità di genere o l’orientamento sessuale una persona ha un’individualità che non ha in toto a che fare col sesso) attratte da donne o viceversa, il fatto che il poliamore possa sovrapporsi sia alla bisessualità che all’eterosessualità o all’omosessualità, il fatto che la bisessualità non abbia confini netti né per quanto concerne l’attrazione sessuale né per quella romantica, il fatto (per concludere anche se potremmo continuare all’infinito) che vi sia spesso fluidità tra i confini di genere e di orientamento nei non cisgender e nei pan o polisessuali, sta ad indicare che tutti questi mondi non solo si intersecano e sovrappongono ma sono in continuo collegamento tra loro e si evolvono uno nell’altro indifferentemente a seconda del percorso che ognuno di noi compie nel definire o nel disegnare la propria identità.

Non vi sono scalini, confini netti, cambi di colore ma un fluido che impercettibilmente si sposta da un colore ad un altro a seconda dell’identità, dei desideri, delle etichette che ognuno di noi decide di abbracciare.

Stessa cosa con problemi un po’ più complessi della semplice divisione in fazioni. Tipo: Ma l’orientamento sessuale è fenotipico o genotipico?
La scienza è sempre incerta circa ciò che pesa di più tra DNA e “disturbo della personalità”… ops… volevo dire “formazione della personalità”, e il mondo sembra ormai incline a considerare entrambe le derivazioni in simultanea. Chissà, magari quando Trump liberalizzerà la vivisezione di lesbiche, gay, bi, trans, fluid, queer etc, magari l’OMS riuscirà a capire meglio come siamo fatti.
Insomma sembra che l’orientamento sessuale sia una meravigliosa mescolanza tra bagaglio genetico e condizionamento culturale (inteso come bagaglio di informazioni assorbite dal giorno della nascita).

La questione non è certo senza conseguenze: diciamo che siamo nati così e basta? Ok! Questo magari ci deresponsabilizza e ci possiamo “scaricare la coscienza”… è colpa degli amminoacidi… questo però non fa felici tutti: chi ha fatto del proprio orientamento sessuale una bandiera, un giusto orgoglio, una scelta consapevole non è propenso a rinunciare al proprio libero arbitrio in favore del meccanicismo biologico dei piselli di Mendelssohn (ho detto ”piselli”?)
Allora diciamo che questa “terribile malattia” (giuro che ho sentito qualcuno darmi del malato per essere bisessuale, e non solo tra gli etero…) che ci devia dall’eterosessualità sia dovuta all’educazione culturale ricevuta. Ok! Potremmo allora incolpare la società corrotta oppure potremmo pensare che essa sia una normale espressione di ogni gruppo etologico.
In ogni caso, qualsiasi spiegazione possiamo privilegiare, essa è foriera di alibi, travisamenti, scuse, rinunce, insoddisfazioni.
Forse dovremmo semplicemente farcene una ragione… santa patata (ho detto “patata”?).
Non c’è un confine (e mi sa che non lo tracceranno mai) tra imprinting genetico e formazione ambientale. Una si appoggia all’altra, si fa aiutare, si conforma all’altra continuamente in una danza in cui la sfumatura non fa più distinguere le due componenti.

Stessa cosa quando pensi al gruppo gay fatto di strafighi palestrati col taglio all’ultima moda, la barba giusta, ovviamente giovani e festaioli pronti a saltare sul carro del gaypride indossando pantaloncini inguinali.
Ecco, ora vi sconvolgerò con una news inaspettata: non esistono solo quelli. Esistono anche ALTRI TIPI di gay: seriosi imprenditori, attempati impiegati classicheggianti, professionisti “impettiti e dignitosi” (cit.), padri amorosi che non accettano la propria sessualità, informatici nerd capelloni mingherlini, cicciottelli sfigati con gli occhiali tartaruga e chi più ne ha più ne metta.
Allo stesso modo i bisessuali non sono tutti giovani maniaci sessuali, non sono tutti festaioli scatenati, trendy e promiscui, non sono tutti single e nemmeno tutti sposati in relazioni etero e nascosti, non sono tutti donne androgine o uomini effeminati, non sono necessariamente genderfluid e UDITE UDITE a non tutti piacciono i threesome! Esistono bisessuali anziani, legati in unione civile gay e CIONONOSTANTE bisessuali, monogami. Ci sono anche i poliamorosi, i single non per scelta, i sessodipendenti, le madri di famiglia felici e appagate, le impiegate come le donne manager, gli assistenti sociali come gli operai di fabbrica. E in mezzo ci sono infiniti melanges di meravigliose personalità dipinte a mezzetinte che non potrebbero mai essere inseriti in un gruppo o in un altro, nonché altrettanti stronzi (ebbene sì, anche i bisex possono essere dei cacacazzi, per essere gentili) che dovrebbero essere inseriti nell’insieme appunto delle persone stronze e non dei “bisex stronzi”…

Poi però capita l’immancabile tentativo di incasellarti. O sei di qua o sei di là. Etero o gay.
Anche l’amico gay più fidato, quando gli dici che sei bisex, ti guarda di sottecchi e ti fa cauto: <<Ma sei sicuro di non essere gay?>>
<<Senti, ciccio, sto già con un uomo e quindi vengo scambiato comunque per gay, cosa vuoi che me ne freghi se non mi credi? Cosa mi spingerebbe a dirti che sono bisex se comunque vengo preso per gay?>>

Il fatto è che i bisessuali sono come le particelle subatomiche. Avete presente il principio di indeterminazione di Heisenberg?
Quello secondo il quale, grossomodo, nella meccanica quantistica, di una particella puoi conoscere o la sua velocità o la sua posizione ma non entrambe…
Ecco… è un po’ come quando un BI è BI finchè è da solo, quando è impegnato in una relazione allora si crede di conoscerne la posizione: se sta con l’altro sesso è etero (o quasi) o omo nell’altro caso 😉
Ma fino a che non lo misuri (ossia finché non è in coppia) non lo puoi definire. Ecco perché siamo invisibili… siamo come le particelle subatomiche!
Se conosci la mia velocità non potrai capire dove sono, mentre se mi localizzi nello spazio non saprai mai a che velocità sto andando.
Così per il bisessuale: o ne conosci la capacità di amare, le loro potenzialità, la loro fluidità nel poter amare un sesso o l’altro perché è single e quindi potenzialmente avvicinabile sia da uomini che da donne, oppure ne conosci il tipo di relazione in cui si trova e credi di poter dire che in realtà è omo o etero a seconda…
Ma non puoi misurarle entrambe contemporaneamente.

E tutto ruota attorno a questa fluidità, a questo continuo sfumare da un sentire all’altro.
Esistono periodi in cui mi sento più attratto sessualmente dagli uomini, altri in cui sono attratto maggiormente dalle donne. Periodi in cui sono più propenso ad avere sentimenti romantici verso le gentili donzelle e periodi in cui mi prendo cotte per gentili donzelli. Anche i meccanismi con cui un individuo si autocensura ad esempio fanno parte di questo sentire liquido. Ad esempio, una forma di blanda censura che è sempre esistita nella mia vita, durante le relazioni monogame che ho avuto, consiste nel propendere più verso il sesso femminile che verso quello maschile quando mi trovo in una relazione omosessuale, e viceversa ma questo non avviene sempre e mi ritrovo in periodi che possono essere stagioni, mesi, settimane o anche ore in cui vedo, noto e concupisco solo uomini o solo donne ma il caleidoscopio cambia continuamente come se fosse magma.

Ultimamente è uscito su Bisexual.org il post col gioco di parole su Bi-Cycle per provocare sulla fluidità dell’orientamento bi.

La verità è che, come ogni caratteristica umana, l’orientamento sessuale non può rimanere sempre uguale a se stesso e non è normalizzabile in valori 1, 2, 3, 4, etc. con buona pace di AmamiAlfredo Kinsey. Fosse anche per una minima sfumatura dovuta a sbalzi ormonali o alla visione del mondo da parte di una persona.
Ecco perché per me la bandiera BI non è fatta con tre strisce colorate ma con un’unica tela sfumata.

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