Amici e B-agordi

Come ogni inverno da alcuni anni vado a farmi qualche giorno di snowboard in montagna con amici a cui voglio molto bene. Sapete quei ritrovi mooooolto post adolescenziali in cui metà dei componenti del gruppo crede di essere in settimana bianca e l’altra metà non capisce dove si trova perché è già ubriaca? Ecco, quello.
Età e coglioneria mista, lavori e competenze varie, orientamento rigorosamente monosessuale (etero nello specifico) a parte il sottoscritto. Persone che reputi speciali in modi molto diversi e per le quali speri di essere speciale in modi altrettanto differenti.

Goliardia è un eufemismo: tante risate, rutto liberissimo, miasmi insani, lotte per il bagno, mototrebbie nel mezzo della notte, insomma… caserma spinta…

Essendo out, ogni tanto mi concedo qualche battuta omofoba perché si sentano a loro agio <3; e perché, diciamocelo, mica si può rompere il c..zo continuamente con l’attivismo e i diritti LGBT+. Del resto solo i Gay possono dare del frocio ad un loro amico, no? (sostituite G con qualsiasi altra sigla!)
Poi arriva il momento in cui ti girano le scatole perché è tutto coniugato alla etero e non riesci a dire “raga, mi sono appena innamorato di 2 in ovovia” che subito qualcuno ti chiede “erano fighe?” – ma perché devono per forza essere ragazze?!?!?!?!?!?!

Si sa, noi maschietti (ma anche le femminucce) non siamo molto politically correct, soprattutto in branco e (dando per scontato il rispetto dovuto) le battute o gli aneddoti sulle ex o sulle avventure si sprecano, con dovizia di particolari succulenti, piccanti e spesso e volentieri “grassi”. Quando tocca il mio turno, nonostante i racconti che mi hanno preceduto abbiano fatto strabuzzare gli occhi persino a John Holmes (RIP) o Proxy Paige, l’allegra compagnia del pestello sghignazza e si intimidisce di inaspettata verecondia quando decido di sputtanare un mio ex; sulle facce si stampa per un attimo un: “ohmmioddio, è vero, è bisessuale… e quindi ha avuto anche storie omo…” – MA VA?!?!?!?!?” – “magari non è necessario, ma può essere… sai… ‘bisessuale’…”

Inutile, non sanno relazionarsi. Sono imbarazzati, laconici, impreparati, stupefatti come cuccioli. Le pratiche sessuali (più usuali e usualmente sbandierate) tra uomo e donna sembra non siano appannaggio delle relazioni omo e quindi facce da “non credevo, non sapevo, non immaginavo” compaiono costantemente su volti a metà tra il divertito e il pudico. Eppure, quelle volte in cui si è usciti con le più disinibite amiche della compagnia, le battute sui maschietti sono state accolte con curiosità e comprensione e in alcuni casi con dovizia di consigli: nemmeno fossero esperti su come appagare un portatore sano di fava.

Ma io dico: se io fossi uno speleologo o un aracnologo, è probabile che qualcuno di loro, quegli amici così spregiudicati e disinvolti, mi chiederebbe – “ma ca..zo, che schifo (oppure: che figata), ma com’è fare l’aracnologo??? Cioè, non sei mai morto per il morso letale di una tarantola?” – e invece niente, nemmeno una curiosità piccina picciò sulla bisessualità. Non si pretende ovviamente che un eterosessuale sia incuriosito dalle story omoerotiche dell’amico Bi, ma si spera almeno che non cada dal pero quando quello vi fa riferimento…
Usiamo un’altra metafora: se un amico fosse libanese e arrivato da un po’ in Italia, a chi non verrebbe da chiedergli quali sono i piatti tipici del suo paese, anche se uno vomita al solo pensiero di cumino e coriandolo?

No!
Facciamo comunque finta che la bisessualità non esista. Facciamo finta che il mio amico bisessuale in realtà lo sia solo sulla carta e che non abbia mai visto un pisello al di fuori delle “doccie” [sic] (cit.) della palestra.
Il problema più grosso è sempre “non è che se chiedo qualcosa al mio amico Bi poi gli altri pensano che sono gay?”

Poi ti rendi conto che una parte (non tutta) di quella sensazione di mancata accettazione e di cancellazione che provi deriva dalla tua riluttanza a condividere con quegli amici cose che per te sono naturali da sempre, pensando (tu per primo) che non possano capire, che non possano essere naturali anche per loro; quegli amici che ti potrebbero giudicare se tu osassi andare oltre un coming out asettico e senza più di tante implicazioni.
Sai che l’affetto che provi per loro diventerebbe una ferita mortale se quelle storie che fanno parte di te, come qualsiasi altra cosa, venissero trattate alla stregua di una barzelletta sporca per cui darsi di gomito e ti intristisci un po’, fino a quando decidete di aprirvi altre 4 birre.

1 thought on “Amici e B-agordi”

  1. Vi ricordate che 10 anni fa nessuno diceva, “Io/mio zio/una mia amica ha un tumore,” o, ancora peggio, “il cancro”…si parlava di “un brutto male”, sia per mancanza di parole tecniche, sia per (quasi) la paura che parlarne potesse portare sfiga…se ne parlava l’altro giorno a Porta a Porta (che ho guardato x la prima volta in anni x vedere Emma Bonino), lodando il fatto che adesso persone del mondo dello spettacolo (Nadia Toffa per ultima) dicono, “Ho avuto un tumore.” Nella mia esperienza il misto di imbarazzo, paura, … (soprattutto tra uomini di una certa età)…chiamiamolo come vogliamo…è dovuto semplicemente a mancanza di “positivo contatto” con rapporti non-etero. Esattamente come persone che non hanno mai visto una persona con la pelle non bianca si mettono a guardare…

    Invece se parliamo della bisessualità (omosessualità) sempre in termini positivi, questa paura e (letteralmente) mancanza di gergo tecnico sparirà, tipo:

    “Il famoso economista Keynes era bisessuale, lo sapevate? Era sposata ma aveva un rapporto per 7 anni con un uomo.”
    “Avete visto il film Chiamami per il mio nome? Il padre nella scena finale è fantastico, non pensate?”

    Poi quando gli amici etero cominciano a usare la parola bi, bisessuale, non ti dico la soddisfazione 🙂

Lascia un commento