La precarietà della salute mentale delle persone bisessuali

Marzo è il Bisexual Health Awareness Month ovvero il mese dedicato alla realtà sociale, economica e della salute (mentale, fisica, sessuale) delle persone B+ (bisessuali, pansessuali, queer, ecc.).

Abbiamo pensato di affrontare l’aspetto della salute mentale in un articolo dedicato, anche a fronte delle risposte al quiz Bisessualità per Negati che avevano mostrato idee poco chiare riguardo questo tema da parte dei partecipanti. Eccoci qui a chiarire il perchè le persone bi hanno una salute mentale più precaria rispetto alle persone etero e gay/lesbiche.
Ne parliamo con un articolo di “Independent” che tratta l’argomento partendo da una ricerca dell’American University del 2017.

Prima di lasciarvi alla traduzione dell’articolo vorrei parlare dell’importanza di un dialogo sulla salute mentale delle persone bi, partendo dalla mia personalissima esperienza di persona B+. Intorno ai 20 anni ho incominciato a realizzare di essere bisessuale e questo è arrivato con tante domande, dolore, incertezza e paura.
Questo non solo per il mio orientamento, ma perchè questi primi dubbi hanno significato una intensa ricerca interiore che ha portato in superficie traumi precedenti slegati da questioni di orientamento sessuale; i significati che ho attribuito a queste esperienze precedenti però e l’impatto del mio orientamento sulla mia vita in qualche modo si intrecciavano.

Per questo, per quel che mi riguarda, il mio orientamento ha peggiorato e complicato una situazione di salute mentale precaria già esistente.
Al di là delle mie esperienze personali, le persone bisessuali hanno più probabilità di avere una salute mentale precaria rispetto a persone etero, gay e lesbiche. Capire i motivi è importante sia per chi è bisessuale per potersi conoscere meglio sia per chi non è bisessuale, ma ritiene importante informarsi anche su realtà che non sono proprie e sia per coloro che svolgono professioni che coinvolgono la cura della salute mentale delle persone.

Traduzione di Ste; Revisione di Anna

Link all’articolo orginale

Un nuovo studio ha rivelato che le persone bisessuali vivono più discriminazioni rispetto ad altri membri della comunità LGBTQ

I ricercatori dell’American University hanno analizzato i dati di 503 partecipanti tra i 18 e i 64 anni attratti da persone di più di un genere. Gli sono state poste domande utili a capire come la loro bisessualità ha avuto effetti sulla loro vita.

Mentre gli studi precedenti hanno messo in luce che le persone bisessuali sono più a rischio di ansia, depressione e pensieri suicidi, questo nuovo studio pubblicato da “Prevention Science” ha mostrato che questi rischi sono più presenti perchè le persone bi sentono di non appartenere ad un comunità.

Ethan Mereish l’autore a capo dello studio ha spiegato che “le persone bisessuali affrontano una doppia discriminazione sotto più punti di vista; le persone bi sono spesso invisibili, rifiutate, invalidate [e] stigmatizzate nella comunità eterosessuale così come nella tradizionale comunità LGBTQ”.

“Dato l’isolamento e la discriminazione le persone bisessuali potrebbero vivere più elementi che le rendono più sole o isolate” ha detto il professore a NBC News.

Lo studio ha mostrato che l’isolamento sociale che molti individui bisessuali affrontano in molti casi limita il loro accesso a supporto e risorse. Mentre c’è un’abbondanza di supporto disponibile per la comunità LGBTQ in generale, spesso mancano le risorse specifiche per le persone bisessuali e questo ha un effetto negativo sul loro benessere mentale che favorisce un senso di bi invisibilità e cancellazione.

Questo forte senso di discriminazione e ostracismo può portare, nella peggiore delle ipotesi, a una salute mentale precaria e a pensieri suicidi.

Mereish e il suo team credono che per affrontare il problema si dovrebbe fare di più nel distinguere le persone bi dagli altri membri della comunità LGBTQ, dando loro una identità propria che dovrebbe quindi permettere di capire la loro salute mentale.

Lo studio conclude dicendo che “questa ricerca mette in luce l’esperienza unica di stress che vivono le persone bi, con la conseguenza di riconoscere la realtà di questo specifico stress nell’ambiente medico così come nei sistemi di intervento preventivi in modo da aumentare l’accesso a un sistema di supporto e risorse specifiche per le persone bi”.
Per poter identificare le disuguaglianze esistenti tra gli orientamenti sessuali dal punto di vista della salute mentale, le esperienze uniche delle persone bi devono essere considerate come autonome rispetto a quelle di altri sottogruppi di minoranze sessuali.”

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