IDAHOBIT 2017

Il 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omo-bi-transfobia e noi di bproud abbiamo deciso di parlarne in maniera un po’ più specifica, andando ad analizzare il problema che più ci tocca da vicino, ovvero la bifobia.

Lo facciamo in due modi:
1) con un articolo molto interessante che abbiamo trovato online e tradotto: è scritto da una persona che ha raccolto tramite un hashtag su tumblr le esperienze di bifobia vissute da altri utenti.
2) con un racconto scritto dal nostro Leo sulla bifobia (ed omofobia) interiorizzata e di come può influire sulla nostra vita.

Oggi vogliamo parlare di come il fenomeno incida a 360 gradi su chi lo subisce, andando a minare sicurezze e creando problemi psicologici, fisici e sociali.

La bifobia, come l’omofobia e la transfobia, sono fenomeni talmente radicati nella società che portano anche chi le subisce ad interiorizzarle e farle proprie.

In questa giornata vorremmo parlare a tutti quelli che ci costringono a nasconderci per poter essere ritenuti validi, che cancellano il nostro orientamento, che scelgono per noi cosa dobbiamo o possiamo essere e vorremmo far loro capire il male che ci fanno e le conseguenze che hanno sulla nostra vita e sul nostro benessere.

Per questo abbiamo scelto due testimonianze così diverse e così simili allo stesso tempo: nessuno ama subire la bifobia e nessuno sceglie di avere una bifobia interiorizzata, ma questo atteggiamento permea talmente tanto la nostra società che purtroppo spesso diventa parte di noi.

E sia che la si subisca, sia che a lungo andare la si interiorizzi è davvero molto difficile scrollarsela di dosso.

Esattamente come succede con l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia.

È ora di parlarne, perché basta digitare la parola su google per capire quanta strada dobbiamo ancora fare:

Oggi proviamo a fare la nostra parte per cambiare le cose.

Buon 17 maggio a tutt*

Condivi il post

One thought on “IDAHOBIT 2017

  1. Il fatto che il 17 maggio si chiama “IdaHoT” senza “Bi” nella maggior parte dei posts ***dalle organizzazioni LGBT*** sui social dimostra quanto sia “erased” l’essere bi. Come quando compili un modulo al computer, se non c’è una casella da spuntare per il caso “tuo”, sei bloccata_o, non puoi andare avanti, per “il sistema” non esisti. Fobia, che sia da parte degli altri o internalizzata, deriva in primis dalla mancanza di un linguaggio adatto e di (preferibilmente positivi) “role models”, persone con cui puoi identificare e dire, “Io sono come tu!” o “Io voglio essere come tu!”. Senza questi sei diversa_o, non puoi capire quanto questa diversità sia un problema (o no). Per me hashtags come #lovewins sono fuffa, non vanno alla radice del problema. La cosa che mi ha aiutato di più per aver informazione sulla bisessualità, e perciò lo consiglia come “arma contro il non sapere” per TUTTE_I, è il libro inglese “Purple Prose”, che contiene tanti esempi positivi.

    Poi una domanda, visto che sto parlando di terminologia: io parlo tedesco e in tedesco si scrive p.e. Blogger_innen oppure Blogger*innen per riferirisi non solo a blogger maschili (sing.+pl. “Blogger”) und femminili (sing. “Bloggerin” pl. “Bloggerinnen”). Questo avviene per esempio nelle università, è una policy del partito verde scrivere così, ecc. In inglese il problema non si pone, sono tutti bloggers. Come si scrive in italiano per indicare che vuoi riferirti anche a persone al di fuori del binario m/f, per favore? Nel post ho scritto “alla tedesca” ma mi sa che non si tratta di un’usanza diffusa in Italia. Grazie!

Lascia un commento